Protagonista femminile del romanzo “Werdenstein” (La Profezia dello Scrigno, Vol. 0), Hélèna, duchessa di Werdenstein, è forse la figura più controversa del libro. Amata e odiata dai lettori, il suo personaggio sicuramente non lascia indifferenti. Donna generosa, capace di grandi slanci affettivi, e madre snaturata fino alla perversione, angelo e demone al tempo stesso, la sua complessa e multipla personalità sembra racchiudere in sé le dolcezze di una madre amorevole, le crudeltà di Medea e i peccati di Fedra.

Alcune risposte dell’autrice alle domande del pubblico e degli intervistatori sui personaggi dei suoi romanzi
(Milano, Biblioteca Sicilia; Milano Biblioteca Sormani; Lainate, Villa Borromeo Visconti Litta)
Illustrazione dell’autrice per “Werdenstein” - L’immagine è soggetta a copyright © Carmen Margherita Di Giglio

“D. Alcuni lettori, specie di sesso maschile, hanno  confessato di essersi letteralmente “innamorati” di Hélèna [l’intervistatore cita alcune recensioni ed e-mail ricevute dall’autrice]. Altri, al contrario, hanno affermato di non provare affatto simpatia per lei e di esserne rimasti scioccati… Che effetto ti fanno queste dichiarazioni così contraddittorie?  

R. Il fatto che alcuni lettori di sesso maschile abbiano candidamente confessato di essersi “innamorati” di Hélèna  mi fa un po’ sorridere per le sue chiare implicazioni edipiche… Hélèna tuttavia è un personaggio che non desta simpatia in automatico. Suppongo d’altronde che lei per prima non darebbe alcun peso alle simpatie e antipatie suscitate… 

Sicuramente Hélèna non è un’eroina angelicata, anzi non è affatto un'”eroina”, e questo, secondo me, è un grande scoglio per chi è in cerca di figure con cui simpatizzare. Per un lettore che coltivi tali aspettative, Hélèna è sicuramente un gran pugno nello stomaco e può lasciare il segno.  

D. Qualcuno ha fatto notare che  un personaggio come quello di Helena è fin troppo moderno per la sua epoca. Nessuna donna ai suoi tempi si sarebbe mai opposta alla volontà dei genitori, né avrebbe intessuto relazioni con un uomini d’età inferiore alla propria; e nessuna madre avrebbe mai abbandonato i propri figli per mettersi a girare il mondo. Le madri allora erano “vere” madri. Per non parlare del resto…

L'attrice Sarah Bernhardt
La principessa Maria Volkonskaja

R. A dire il vero il personaggio di Hélèna non è un parto della fantasia avulso dalla realtà e da qualsivoglia contesto storico e sociale come qualcuno ha incautamente presupposto, dando per scontato che in passato le donne non potessero permettersi in alcun modo scelte e atteggiamenti simili ai suoi. Prima di affermarlo dovremmo dare una rispolverata alla Storia e andare al di là dei pregiudizi e degli stereotipi di cui è pervasa la nostra società e che si allargano a macchia d’olio, probabilmente amplificati e perpetuati dall’influenza dei media.

Per la costruzione del suo personaggio mi sono ispirata in parte a figure storiche di donne realmente esistite, più o meno sue contemporanee, se non d’epoca antecedente. Tra le prime donne o madri “snaturate” che mi vengono in mente posso citare ad esempio la principessa Maria Volkonskaja, che caricò su una slitta tutto quello che poteva portare con sé e abbandonò il figlio alle cure della governante per raggiungere in Siberia il suo amato Sergej; oppure la celebre attrice Sarah Bernhardt, legatasi con Jacques Damala, notoriamente molto più giovane di lei; oppure la controversa e ribelle Helena Blavatsky; e ancora, andando più indietro nel tempo, Agrippina Minore, madre di Nerone… Ovviamente parliamo di donne appartenenti a un certo ceto sociale, come lo è appunto Hélèna, duchessa di Werdenstein. Ma diciamoci la verità: essere madre non è automaticamente un passaporto verso la santità, non lo è mai stato neppure in passato, e il fatto che ancora oggi si possa pensare il contrario mi fa riflettere. Forse  abbiamo capito ben poco della natura umana e siamo tuttora preda delle illusioni che ci impediscono di cogliere la Verità?

Medea
D. In Werdenstein ci sono diverse citazioni tratte dalla Medea di Seneca. Oppure si accenna al personaggio incestuoso di Fedra. Donne  scandalose, di cui oggi si parla poco: è forse  perché ci fanno orrore e  vogliamo dimenticarcene? Tu che ne pensi?
 

R. A volte mi capita di riflettere sul fatto che ben molti secoli prima del nostro si concepissero personaggi femminili della potenza di una Medea o di una Fedra. Aristotele attribuiva alle loro vicende e passioni una funzione catartica, di purificazione. Il fatto che oggi, con tutta la consapevolezza che dovremmo avere acquisito nel corso dei secoli e dei millenni, si sgranino gli occhi e si gridi allo scandalo e all’orrore di fronte alla forza distruttrice di questi personaggi è quasi buffo e mi fa sorridere. Non c’è niente di cui scandalizzarsi, niente per cui inorridire, bisogna solo comprendere. Ah, This ghastly thin-faced time of ours! “Questo nostro tempo spaventosamente sottile!”*

*Citazione da A. Swimburne (Faustine)

 

Hélèna, duchessa di Werdenstein, e le donne della Storia che hanno ispirato il suo personaggio

Helena Petrovna Blavatsky

La giovane Helena Blavatsky
Il frontespizio dell’edizione americana di “Isis Unveiled” (Iside svelata) di H.P. Blavatsky

In diversi punti di Werdenstein si accenna, sia pur brevemente, alla controversa figura di Helena Petrovna Blavatsky, filosofa, veggente, scrittrice e fondatrice della Società Teosofica. Già a partire dall’incipit del romanzo, con la citazione dal suo scritto “Le sette porte”, la Blavatsky apporta segretamente alla narrazione il suo contributo di mistero e magia. In un altro capitolo del romanzo si dice che la duchessa di Werdenstein annoverasse tra le sue letture preferite proprio quell’Iside Svelata (“Isis Unveiled”) che è una delle opere capitali della Blavatsky.

Diverse sono le analogie tra le due Helene… e non solo nel nome. Vediamole.

Helena Petrovna von Han nasce in Ucraina nel 1831 da una famiglia aristocratica di origini russo-tedesche. Appena diciassettenne sposa Nikifor Vladimirovich Blavatsky, un ufficiale che lavora al governatorato di Erivan; le ragioni rimasero poco chiare, anche se in seguito la donna affermerà di averlo fatto perché fu attratta dalla fede di lui nella magia. Il matrimonio viene celebrato il 7 luglio del 1849.

Dopo il matrimonio, quando capisce di essersi legata a una persona che detesta e che secondo la legge l’avrebbe avuta in suo potere, Helena Blavatsky fugge e lascia il marito per sempre. Temendo che il padre possa riconsegnarla al Generale Blavatsky, Helena riesce a far perdere le sue tracce e così per dieci anni si dà a viaggi avventurosi in zone impervie della Terra, durante i quali conosce i Maestri di saggezza e quegli insegnamenti occulti che dovranno segnare la sua vita futura. Durante la fuga rimane in contatto soltanto con il padre, che accetta la sua assenza e le assicura l’aiuto economico di cui ha bisogno.

Seguono altri viaggi (Messico, Giappone ecc.) e infine quello più importante che la porta in India, Kashmir e Tibet, dove ha modo di osservare i miracoli dei lama dei monasteri buddisti.

Nel 1858 Helena Blavatsky è di nuovo in Europa e finalmente rientra in Russia, dove rimane alcuni anni, durante i quali fa dimostrazione delle sue doti di chiaroveggenza, chiaroudienza, psicocinesi, che, comparse in lei spontaneamente fin da bambina, si sono ulteriormente sviluppate e potenziate.

Intorno al 1873 si stabilisce negli Stati Uniti d’America , dove comincia a farsi notare dall’opinione pubblica attirando su di sé l’attenzione in qualità di medium. A New York nel 1875 fonda la moderna “Società Teosofica”. Due anni dopo fa pubblicare Iside svelata, un testo ispirato dai maestri che illustra la sua visione teorica sui retroscena occulti del mondo e della storia.

La misteriosa vicenda di Helena Blavatsky continua. Ciarlatana o autentica medium, finora non è dato sapere. Quelli che però volessero approfondire, troveranno numerosi articoli sul web, tra cui la pagina di Wikipedia. Coloro che hanno letto Werdenstein troveranno sicuramente nell’avventuroso percorso della Blavatsky alcune similitudini con quello di Helena duchessa di Werdenstein, similitudini a volte ben chiare, a volte nascoste “fra le righe”.

Non aggiungiamo altro. A quelli che non hanno ancora letto il romanzo e che intendessero farlo, lasciamo il gusto della scoperta.

Medea: il fascino dell’orrore

Lady Hamilton nel ruolo di Medea (George Romney)
Carmen Margherita Di Giglio in concerto a Strasburgo (arie dall’opera Medea di Cherubini)

Figura mitologica di donna complessa, proteiforme e dalla violenza incredibile fino alla fine, quando uccide i suoi due figli, Medea è citata diverse volte nel romanzo Werdenstein, con particolare riferimento alla tragedia di Seneca, basata a sua volta su quella di Euripide.

Medea è la figlia del re della Colchide – detentore del vello d’oro – e di Idia, la più giovane tra le Oceanine. È quindi di discendenza sia reale che divina. È anche una potente maga, sacerdotessa della dea Ecate (rappresentante della luna nera, simbolo di morte).
Quando gli Argonauti arrivano in Colchidia, Medea si innamora perdutamente di Giasone e lo aiuta nella sua ricerca del vello d’oro. Dopo esserci riuscita, fugge con Giasone, non senza aver ucciso il proprio fratello.
Ma il Re Pelia rifiuta il trono a Giasone nonostante il suo successo nella ricerca del vello d’oro. Usando i propri poteri magici, Medea riuscirà a far uccidere Pelia, facendolo poi mangiare dalle sue stesse figlie.
Medea e Giasone si rifugiano quindi a Corinto, dove avranno due figli. Alcuni anni dopo, Giasone ripudia Medea per sposare Glauce, la figlia del re. Per vendicarsi, Medea uccide quest’ultima, brucia il palazzo reale e massacra i propri figli, prima di fuggire su un carro celeste e ricongiungersi alla propria natura divina.

 

Maria Callas nel ruolo di "Medea"
Sarah Bernhardt nel ruolo di Medea

Il mito di Medea non smette mai di ispirare, di essere rievocato o riscritto… Il potere della magia e della passione distruttiva hanno affascinato creatori e spettatori sin dall’antichità greca fino ai giorni nostri. Medea esprime i lati più oscuri dell’animo umano che arrivano fino al fratricidio, al regicidio e all’infanticidio. Ma è quest’ultimo, l’assassinio dei propri figli, il cuore della versione del mito rappresentata da Euripide, e definisce nel nostro immaginario il personaggio di Medea.

Come Medea, anche Hélèna von Waldenburg, protagonista femminile di Werdenstein, è una donna che dice di no e che rifiuta ciò che le viene chiesto: ossia sottomettersi alla volontà degli uomini e della società. Come Medea, anche Hélèna sfida le leggi del mondo e della natura ed è caratterizzata da potenti contraddizioni.

Entrambe conoscono i poteri delle piante e delle forze che muovono la creazione. È l’irruzione di una donna potente, colta, dominante, all’interno di un mondo (quello greco nel caso di Medea, quello prenazista nel caso di Hélèna) che non riconosce alle donne né intelligenza né potere, se non quello derivato dalla maternità, che entrambe finiscono per rifiutare  e scardinare, ciascuna a modo proprio ma in maniera violenta e radicale.

Carmen Margherita Di Giglio illustra al pubblico il romanzo “Werdenstein” (Milano, Biblioteca Sicilia)

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