La biografia segreta dell’autrice, dov’è raccontato tutto quello che accadde “dietro le quinte” e i suoi rapporti con il  mistero e la sincronicità.*

Gli inizi

Tutto cominciò all’età di nove anni, quando suo nonno le regalò cento lire e Carmen corse dal cartolaio sotto casa a comprarsi un quadernetto, su cui iniziò a scrivere il suo primo romanzo. Da allora ha scritto numerosi romanzi storici, poesie, opere teatrali e racconti, che per lunghi anni ha tenuto nascosti, condividendoli solo con pochissimi amici fidati.

“Sei nata per fare la scrittrice” le dice il suo professore di Lettere del ginnasio, e le dà l’indirizzo di un editore a cui inviare i suoi scritti. Ma a lei non interessa pubblicare e dimentica il foglietto con l’indirizzo tra le pagine di un’antologia. Intanto, tra le mura  domestiche, Carmen respira un’atmosfera piena di canto e di musica

«Mia madre e la nonna materna, pur senza aver compiuto alcun tipo di studio musicale, avevano una straordinaria voce di soprano lirico, e mio padre suonava a orecchio il pianoforte. Neppure lui  conosceva la musica: dopotutto era un insegnante di francese e un ex ufficiale dell’esercito, ma, devo ammetterlo, suonava (e suona tuttora) in modo davvero incredibile! Anch’io avevo cominciato a suonare e a cantare per gioco. In quei giorni, insieme all’amore per la scrittura e per i libri, quella per l’opera lirica era la mia grande passione!»

I primi a notare il suo talento musicale sono i compagni di scuola. Al ginnasio,  il professore di latino e greco del liceo, grande appassionato d’opera, la invita spesso in aula a cantare per gli allievi delle classi superiori, che la applaudono entusiasti. L’insegnante, colpito dal suo talento, la incita a perseguire gli studi di canto e la carriera operistica. Anche il severo nonno paterno (quello che le aveva regalato le cento lire per il suo quadernetto) è impressionato dalle sue qualità vocali e, al fine di ottenere un parere professionale e obiettivo sulle doti della nipote, si impegna per procurarle un’audizione presso un’insegnante dello storico Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella.  “Che talento!” esclama quest’ultima dopo aver ascoltato quella ragazzina quattordicenne cantare l’“Addio del passato” dalla Traviata. E colpita dalla musicalità e dall’imposto naturale della sua voce, a suo parere già quasi perfetto, la introduce immediatamente sulle scene, inserendola come soprano in un coro e affidandole dei piccoli ruoli da solista.

Dopo le prime particine, Carmen viene subito notata dagli esperti e ingaggiata per spettacoli più importanti come soprano concertista, raccogliendo ovunque calorosi successi e il favore del pubblico.

 All’età di diciotto anni, Carmen, che nel frattempo aveva conseguito la Maturità Classica e continuato a scrivere in segreto i suoi romanzi storici, chiude tutti i suoi scritti in un baule  e decide di dedicarsi esclusivamente al canto e agli studi di Conservatorio, che terminerà più tardi, al conseguimento del diploma.

Ma dietro i luminosi successi, i riconoscimenti e gli applausi, c’è una nube scura che incombe minacciosa. Intorno ai vent’anni, a causa di un insegnamento tecnico scorretto e di un’errata classificazione vocale da parte di una sua insegnante di canto, la sua voce sembra essere perduta per sempre.

 

© Carmen adolescente, durante una rappresentazione dello "Stabat Mater" di G. B. Pergolesi, nel ruolo principale di soprano, sotto la direzione di Amedeo Tosa

La sfida

«Quando scoprii che non avrei mai più potuto cantare, piansi per giorni e giorni. Non avevo nemmeno vent’anni e mi sembrava di aver perso ogni ragione di vivere.»

“La sua insegnante le ha distrutto completamente la voce” le aveva detto l’otorino. “Non c’è più niente da fare. Si dimentichi per sempre del canto. Pensi piuttosto a fare il Presidente della Repubblica.”

Lei però non si arrende. “Il Presidente della Repubblica lo farò semmai quando arriverà il momento” ribatte decisa di fronte al sarcasmo del medico, “ma ora devo cantare e le assicuro che la mia voce tornerà!”

Dopo essersi autoimposta un lungo periodo di silenzio forzato per permettere all’organo vocale di rigenerarsi, si impegna a ricostruire la propria voce con quella determinazione che è uno dei suoi tratti distintivi, seguendo corsi di perfezionamento con altri maestri e approfondendo lo studio delle tecniche di canto, al punto da diventare col tempo una richiesta esperta nel settore, non solo in ambito lirico, ma anche moderno. E così facendo, riesce davvero a ritrovare la voce perduta e persino a potenziare ciò che Madre Natura le aveva inizialmente donato. 

Io non perdo mai: o vinco o imparo 
(Nelson Mandela)

Col tempo la sua voce, senza perdere la naturale agilità e la straordinaria estensione in zona sopracuta, comincerà infatti a estendersi anche nell’ambito del contralto e nei registri di petto; il timbro, già forte e penetrante di natura, acquisterà una potenza davvero straordinaria. “La grazia dell’usignolo e la potenza del tuono!” diranno di lei i suoi estimatori.

La Grande Svolta

Passano diversi anni, Carmen continua a cantare e a riscuotere i consensi del pubblico entusiasta, esibendosi in Italia e all’estero; insegna Canto nelle scuole e nei Licei musicali e si cimenta con successo anche come attrice di prosa.

«Eppure la mia vita non era completa, la mia personalità artistica più profonda rimaneva in parte inespressa. Vivevo come in superficie, sempre attenta a curare la qualità del suono e le arti sceniche, soggetta al consenso del pubblico e ai capricci dei direttori e dei registi, come tutti i cantanti lirici d’altronde. Ma con il mio carattere indipendente e determinato e con le mie idee musicali e interpretative forti e decise, era un po’ come indossare una camicia di forza. Non sono nata per obbedire, questo è tutto.»

Quand’ecco un giorno entrare nella sua vita il Mistero, sulle soglie di quella che lei chiamerà la Grande Svolta. Un susseguirsi di avvenimenti inspiegabili e insoliti,  una serie di strane coincidenze ed eventi sincronici, sembrano quasi perseguitarla nella vita di veglia. Di notte, un personaggio misterioso continua ad apparirle in sogno, mostrandole sterminate biblioteche contenenti antichi manoscritti e conducendola attraverso un passato lontano secoli e millenni.

«Chi era quello strano personaggio che si era presentato nei miei sogni? Si era definito “editore”. Allora sapevo a malapena cosa fosse un editore. Uno che pubblica libri, sì… ma, quanto al resto, ne avevo solo una pallida idea e tutto sommato non mi interessava nemmeno saperlo. Facevo il soprano, calcavo le scene da  tempo e i miei scritti li avevo messi da parte all’età di diciotto anni, come se non mi appartenessero più. Ero terrorizzata da quei sogni, da quelle biblioteche immense, sterminate come l’aldilà, entro cui pareva essere custodita tutta la sapienza dell’umanità. Sapevo che quelle visioni mi stavano conducendo verso una strada sconosciuta, nel tentativo, forse, di far riemergere una parte di me che era stata a lungo sepolta. Eppure ero terrorizzata da tutto ciò che mi stava accadendo. Nel mio intimo sentivo che un percorso era terminato. Tuttavia non avrei mai lasciato il canto. Mai, per nessuna ragione al mondo!»

Nei primi anni del duemila, Carmen si reca in Germania per una serie di concerti. Si ritrova così nei luoghi in cui era ambientato il suo ultimo romanzo, quello che a diciotto anni aveva chiuso in un baule senza dargli neppure un titolo (e che un giorno sarà battezzato col titolo di  Lo scrigno di Ossian). E proprio in quei luoghi fatali, la passione per la scrittura riemerge, fino a diventare sempre più forte e irresistibile.

«Improvvisamente, sotto il cielo tedesco, sentii che tutto era cambiato: non mi interessavano più gli applausi, le luci della ribalta, i complimenti del pubblico e i begli abiti lunghi con le stole. Volevo passeggiare da sola nei luoghi dei miei personaggi, entrare più profondamente nel loro mondo emotivo e nei loro percorsi esistenziali e poi ritornare nella mia stanza, chiudermi a chiave come facevo da bambina, e continuare a scrivere di loro e con loro. Questo era tutto ciò che desideravo nella vita. Ma, soprattutto, c’era qualcosa “dall’alto“ che me lo imponeva.»

Dopo un lungo alternarsi di esitazioni e incertezze, ecco arrivare alla fine la decisione definitiva.

«Non è stato facile. Quella di lasciare le scene liriche è stata una decisione presa dopo un lungo processo di riflessione. La mia voce era in ottima forma, diventava sempre più sicura e completa: durante i miei concerti in Germania avevo persino ottenuto la tanto agognata scrittura per il prestigioso Festival di Salisburgo, tuttavia, dopo tanti anni di carriera, sentivo di avere ormai ultimato un servizio e completato un percorso. Dovevo riprendere il legame con quell’altra “me stessa” che per tanti anni avevo voluto dimenticare. Dovevo riprendere a scrivere, e non avrei potuto farlo continuando a svolgere un’attività così esclusiva e totalizzante come quella del canto lirico.» 

 “Con una voce come la tua è una vera follia!” esclamerà costernato il suo agente lirico. “È troppo rischioso e con i libri non si mangia!” le diranno altri, mettendola in guardia dal perseguire un’attività così poco consona a una società dove l’immagine, l’apparire, sembra essere l’unica cosa che conti. Ma a lei non importa e il coraggio non le fa certo difetto: è disposta anche a rinunciare alla scrittura per il  Festival di Salisburgo pur di poter riprendere a scrivere.

Ho imparato che ogni volta che decido qualcosa 
con il cuore aperto,
prendo solitamente la decisione giusta
(Maya Angelou)

«Sì, col senno di poi, posso dire di aver preso la decisione giusta. Anche gli eventi si misero in maniera tale da sospingermi in quella direzione. Per fortuna c’era stato chi, dopo aver letto i miei libri, mi aveva incoraggiata e sostenuta. Avevo ritrovato la gioia di vivere, la motivazione più profonda.»

E poi, in realtà, il canto non sarebbe stato messo da parte per sempre. Tutte le conoscenze tecniche e musicali, acquisite durante gli anni con lo studio e l’esperienza in palcoscenico, verranno messe al servizio degli studenti di canto tramite l’insegnamento.

L’ultimo tassello

Ma la “trasformazione” non è terminata, manca ancora un importante tassello esistenziale al compiersi della Grande Svolta…

«Eravamo in tre, capitate per caso o per fato, sotto lo stesso tetto, a Ovest di Milano, dove mi ero trasferita da poco: io, una giovane grafica e la segretaria di un’agenzia media e ufficio stampa. “Perché tutte e tre non fondiamo una casa editrice?” dice improvvisamente una delle mie coinquiline. “Abbiamo le abilità giuste. Insieme potremmo dare voce a nuovi autori, alcuni di loro hanno un vero talento eppure non riescono a trovare una strada a causa di tutti gli ostacoli che l’editoria tradizionale pone loro…”»

Sembrava un’utopia, una di quelle aspirazioni troppo belle per potersi trasformare in realtà… e invece un bel giorno lo abbiamo fatto davvero! Da un certo punto di vista è stato veramente un azzardo, un salto nel buio. La verità è che non avevamo un soldo. Io avevo speso tutto quello che possedevo per ripagarmi gli studi, per sostenere degli obblighi familiari e le enormi spese che avevo dovuto affrontare per trasferirmi a Milano, e loro due erano appena entrate nel mondo del lavoro.  Potevamo permetterci a stento di condividere l’affitto. Ma possedevamo volontà, passione ed entusiasmo. Insomma, eravamo folli, questa è la verità!

Siate affamati. Siate folli.
(Steve Jobs)

Sapevo che non avrei potuto permettermi errori o défaillance. In qualità di direttrice designata del team, studiavo giorno e notte per acquisire tutte le skill  fondamentali che non possono mancare nel bagaglio di un editore. Seguivo corsi di formazione, imparavo a tenere la contabilità, divoravo tomi e tomi sull’editoria, spendendo persino quel poco denaro che avevo. Quello dell’editore è un mestiere affascinante, sì… ma anche incredibilmente complesso, per affrontare il quale occorrono numerose competenze trasversali. Un lavoro che non termina mai, neppure nei weekend.»

Nemo Editrice (acronimo di Nuove Edizioni Milano Ovest, il cui simbolo è il tigrotto, ispirato alla tigre di William Blake) nasce nel 2006. All’inizio la Casa Editrice pubblicherà nuovi autori, scelti tra i migliori, e una collana dedicata al New Thought. Perché nel frattempo, Carmen, incuriosita da quei fenomeni insoliti che avevano ribaltato la sua esistenza e che continuavano a verificarsi nelle sue esperienze, approfondisce gli studi di metafisica, esoterismo, ipnosi regressiva, fisica quantistica e Legge dell’Attrazione. Per la  collana di Nemo Editrice dedicata al genere metafisico,  traduce l’opera omnia di Florence Scovel Shinn, autrice storica del movimento New Thought, all’epoca quasi dimenticata. In breve tempo le sue traduzioni si collocano in testa alle classifiche di Amazon e la straordinaria figura di Florence Scovel Shinn ritorna prepotentemente alla ribalta.

«Oggi quasi ogni editore del settore vuole avere almeno un libro della Scovel Shinn fra la sua produzione, ma allora di lei, in Italia, si trovava ben poco!»

Poi, a partire dal 2014,  anche i romanzi di Carmen balzano improvvisamente al vertice delle classifiche ebook in Italia. Nel 2018 la versione ebook del suo secondo romanzo,  Werdenstein, senza alcun tipo di sostegno pubblicitario o promozionale e nonostante l’audacia trasgressiva delle tematiche trattate, si colloca al primo posto nella classifica dei best-seller e si afferma come il più venduto su Amazon nella categoria di settore.

La Profezia dello Scrigno e gli altri romanzi

Nel corso degli anni, oltre al thriller La contessa di Calle, prende forma La Profezia dello Scrigno, una serie di romanzi storici ambientata tra l’Italia e la Germania nella prima metà del Novecento, composta da Lo scrigno di Ossian (il libro dei suoi diciott’anni), dal prequel Werdenstein, scritto molti anni dopo, e dal più recente Oblivium.

La saga trae origine dall’antica storia familiare dell’autrice, dalla sua dalla passione per la Storia e per la musica operistica e dai suoi viaggi in Germania, ma anche da una sorta di ispirazione che lei non esita a definire “visionaria”.

La cosa più bella che possiamo sperimentare 
è il mistero; 
esso è la sorgente di tutta la vera arte 
e la vera scienza.
(Albert Einstein) 

 «In realtà io non invento niente. I miei personaggi si presentano sullo schermo della mia mente come in un film già compiuto, potrei quasi dire che vivono di vita propria. A volte, solo dopo avere scritto di luoghi, situazioni e personaggi, scopro sorprendenti corrispondenze con la realtà. Qualcuno ha parlato di “canalizzazione” o “channeling”, io non userei questo termine, altrimenti dovremmo dire che tutta l’arte è “channeling”. Io mi limito semplicemente a trascrivere “il mio film”, cercando di conferirgli una forma quanto più possibile appropriata e verificando attentamente le informazioni a posteriori. Quella delle ricerche storiche è per me una parte estremamente appassionante del mio lavoro, ci posso mettere anche anni per approfondire da questo punto di vista, saccheggiando polverosi archivi e biblioteche (oltre all’immancabile Internet), come è stato ad esempio per Oblivium, il romanzo più recente della saga.

So che dietro a tutto questo, dietro le tematiche spesso forti e talvolta anche scioccanti dei miei libri, c’è un tracciato evolutivo, un significato profondo che dovrò trasmettere al lettore, anche a costo di sconvolgerlo con la narrazione di determinati personaggi e situazioni: una verità che va ben oltre l’invenzione letteraria. In realtà il vero significato, quello che si cela sotto la superficie, non mi è sempre chiaro fin da subito, anzi all’inizio è spesso nascosto ai miei occhi, ma ho sempre la certezza che si svelerà gradualmente durante il processo di scrittura, e io per prima dovrò scoprirlo e sperimentarlo sulla mia pelle, lungo un percorso che non è solo quello dei miei personaggi, ma anche quello della mia stessa esistenza.»

Un percorso che continua tuttora, nella vita letteraria come in quella reale,  lungo il magico sentiero  dell’intuizione, ma anche della determinazione, della volontà e del coraggio nell’affrontare i cambiamenti e le sfide della vita.

 

Qualunque cosa tu possa fare, 
qualunque sogno tu possa sognare, comincia.

L’audacia reca in sé genialità, forza e magia.
(
Johann Wolfgang von Goethe)
© Il primo team di Nemo Editrice, durante la presentazione della prima edizione de "Lo scrigno di Ossian" a Villa Borromeo Visconti Litta (Lainate - MILANO). Da sinistra: Elisabetta Megna, Carmen Margherita Di Giglio, Stefania Dessolis, Elisa Saraceno.

* Articolo di Klaus Herbers. In grassetto sono riportati stralci tratti da interviste all’autrice e conferenze pubbliche. Tutte le foto e i testi contenuti in questa pagina sono protetti da copyright.